Voglia di cambiare

Siamo a disposizione, in missione, in “prestito”; abbiamo, come dirigenti sindacali, il dovere (che poi è un piacere) di essere lavoratori tra i lavoratori in una posizione di forza che ci permette di essere spesso determinanti nella risoluzione dei loro problemi quotidiani/individuali o collettivi. 
Con l’elezione di Maurizio Landini a Segretario generale durante l’ultimo Congresso, la nostra Organizzazione ha vissuto un momento storico importantissimo, ancor di più se lo contestualizziamo nel panorama politico e sociale di questo paese. Perché vedete… Io penso che il punto cardine non sia semplicisticamente, come ho spesso letto in questi giorni, da individuare nel fatto che il nostro neo eletto Segretario Generale sia stato un operaio. La garanzia che mi trasmette Maurizio Landini è quella che trasuda dalla sua immutata attitudine, mentre parla e agisce, a confrontarsi ancora con quella sua condizione. Maurizio Landini è ancora operaio di fabbrica come io resto e quindi sono orgogliosamente commessa della Grande Distribuzione. Il punto cardine per ogni sindacalista deve essere questo, per come la vedo io. 
È un momento storico dicevo. Landini alla guida della Cgil è una secchiata di acqua fredda sulla faccia di chi prende questa missione come una comoda e assodata condizione, come una scontata e svogliata acquisizione o possessione di ruolo, e dai suoi primi interventi al Congresso ho percepito un richiamo forte, il messaggio della Ri-partenza, della presenza, della costanza, della scelta, del rinnovamento. Ho 38 anni e sono considerata una “giovanissima” in Cgil. Già questo dovrebbe far riflettere. Ma non basta rinnovare la classe dirigente, è necessario curarla, accompagnarla, dargli gli strumenti per essere sindacalmente preparata al di là dell’attitudine e dell’impegno personale e soprattutto motivarla attraverso l’esempio e l’entusiasmo. Ascoltarla. Saper cogliere e sostenere nuove visioni e nuove sfide. Cinismo e immobilismo si respirano troppo spesso all’interno dell’Organizzazione e ritengo che di instancabili “giocatori di scacchi” non ne avremmo davvero bisogno. “Truppe di occupazione” in un campo di semi e fiori bellissimi. Proprio per quei semi pronti a germogliare e per quei fiori, nutro grandi speranze per questa nostra amata Cgil. Perché siamo capaci di grandi cose se ambiamo al protagonismo, quello che genera altruismo e senso collettivo. “Siate animatori!” mi diceva sempre Don Gallo, grande amico di Maurizio. E quando a volte provo un po’ di sconforto, quando mi sembra di correre dentro la ruota di un criceto perché il contesto legislativo attuale e l’individualismo, diffuso anche tra gli stessi lavoratori, rende sempre più complessa la tutela dei diritti, o più debole la possibilità di conquiste, mi fermo e penso che fosse anche per una sola persona al giorno che riesco ad aiutare, per quei sorrisi a bocca aperta delle mie addette mensa quando otteniamo qualche ora in più alle loro 15 settimanali, per ogni azione che determina la risoluzione di una vertenza, per quella dignità che provo essendo persona che lavora, per la coesione e l’intesa che c’è con altri compagni e compagne negli ideali e nella pratica sindacale, allora questa grande sfida per me ha sempre senso. Ha senso anche quando mi sembra di sbattere contro muri di gomma e quando si perde una battaglia. Ha senso perché sono convinta che facendo la nostra parte con passione, dimostriamo ogni giorno che si possono ottenere risultati enormi. I lavoratori hanno bisogno più che mai di una Cgil realmente unita, attenta e puntuale, riconosciuta per dedizione e impegno. 
Che fa la differenza. Che fa innamorare.
Viviana Correddu

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