Immenso Don Ciotti

“Migranti, poveri e giovani sono i tre grandi esclusi della nostra società. Una società che non si cura dei giovani non si cura del proprio avvenire. La politica deve fare in modo che i ragazzi non se ne debbano andare lontano perché hanno voglia di portare il loro contributo al cambiamento.” Così il presidente dell’associazione Libera, nomi e numeri contro le mafie. Alle Giornate del Lavoro della Cgil, in corso a Lecce, don Luigi Ciotti interviene in un dibattito con le associazioni imprenditoriali e con Maurizio Landini ed emoziona la platea.

Abbiamo un sogno. Ma siamo sveglissimi

Al via oggi la settimana del Global Strike for Climate. Eventi in 115 paesi, da New York le parole della giovane Greta Thunberg al Congresso statunitense: prendere sul serio la scienza, agite, fate l’impossibile. E cita Martin Luther King e J.F.K.

Buonanotte ai frenatori

La Cgil è un treno in corsa, un Freccia Rossa dove non ci sono mai stati prima e seconda classe. Un treno capace di viaggiare in lungo e largo per tutta la penisola, raggiunge le grandi città metropolitane e i piccoli paesi delle comunità montane, corre sui binari dell’alta velocità come su quelli destinati ai pendolari e la tessera la paghi a seconda di quanto guadagni.
di Lorenzo Serio

Corleone è casa nostra

A Corleone si è conclusa positivamente la protesta dei lavoratori del C.I.D.M.A., il centro internazionale di documentazione antimafia. Le guide di questa sorta di museo della legalità, avevano chiesto di veder riconosciuto il proprio status di “lavoratori” ma l’associazione guidata dal sindaco della cittadina siciliana li aveva lasciati a casa sostituendoli con altri addetti.
Non hanno abbassato la testa e hanno proseguito la lotta insieme al sindacato. Alla fine sono riusciti a strappare un accordo che migliora le loro condizioni economiche e accoglie parte delle loro richieste. Sono proprio loro a raccontarci questa storia

Nel nome di Pio La Torre

Si è spesso portati a ritenere la lotta alla legalità nel mondo del lavoro una questione puramente ideologica e valoriale, quasi una velleità. Niente di più sbagliato. Promuovere la legalità nei contesti produttivi, nei servizi, negli appalti e in tutto il mondo del lavoro, significa tutelare l’economia “sana” del Paese, gli imprenditori corretti e di conseguenza le lavoratrici e i lavoratori, che, a causa dell’illegalità diffusa, della corruzione, dell’evasione e delle infiltrazioni mafiose, sono costretti a pagare un prezzo altissimo, dal punto di vista occupazionale, salariale ma anche rispetto a diritti e tutele più complessivi. Questo è ciò che emerso anche dalla Summer school “Lavoro e legalità” organizzata dall’Università di Bologna, dal 9 al 13 settembre, in collaborazione con la CGIL. Un corso intensivo di alta formazione indirizzato a professionisti, sindacalisti e studenti, e arrivato, quest’anno, alla sua terza edizione. Ce lo racconta Lara Ghiglione

Abbiamo l’acqua alla gola

“Abbiamo l’acqua alla gola. In tutti i sensi.” E’ l’allarme lanciato dalla Rete degli Studenti medi e dall’Unione degli Universitari che, all’apertura dell’anno scolastico, ci hanno ricordato: “Tra meno di 50 anni il surriscaldamento globale, se non arrestato, causerà l’innalzamento del livello del mare e il completo stravolgimento delle nostre vite.”

Che disdetta! Ma… grazie

C’è chi si iscrive al sindacato per convinzione, chi per necessità. Chi prende la tessera solo al bisogno e poi basta… chissenefrega! E allora grazie a tutti gli iscritti e le iscritte. Di cuore. Anche a nome di tutte le persone che usano il sindacato come fosse un fazzoletto di carta da usare e poi buttare nel primo cestino quando è passato il raffreddore.
Scrive Viviana Correddu

A noi fa schifo

Ieri alla vigilia del raduno leghista a Pontida Vito Comencini, 31 anni, deputato veneto, esponente della gioventù del Carroccio, ha dichiarato: “Questo Presidente della Repubblica, lo posso
dire? Mi fa schifo. Mi fa schifo chi non tiene conto del voto del 34% degli italiani. Comencini, no, non lo puoi dire. E’ vilipendio. Ma anche se potessi…

…E scusate se oggi ci sentiamo vichinghi

E’ servita una settimana. Neanche: 6 giorni per liberarci dalla politica dei porti chiusi. Ci voleva tanto? No. Ma ci è voluto solo perché qualcuno aveva pensato che giocare sulla pelle delle persone facendo finta di battere i pugni sui tavoli europei fosse una buona strategia elettorale. Uno così miope da allearsi con i populisti del blocco di Visegrad senza capire – o facendo finta di non capire – che era proprio quella l’alleanza da evitare.

RI-ambientiamoci: una tempesta sfida la vecchia economia

Alberi caduti, spezzati, piegati. Interi boschi devastati. Questo era lo scenario che la tempesta Vaia si lasciava dietro un anno fa. Da quel disastro ambientale possiamo ripensare il nostro modello di sviluppo? La risposta è: dobbiamo. “Il colpo lo abbiamo preso, che ci serva dunque almeno ad aprire gli occhi”. Scrive Sebastiano Grosselle

Il lutto e la sete di giustizia

Mesi fa Valerica Bratu, moglie di Marian, vittima della tragedia delle Acciaierie Venete, scendeva in piazza a Padova e diceva: “Marian ha lasciato me e due bambini piccoli, il nostro profondo dolore non sarà mai colmato ma sono qui per sostenere i suoi compagni e tutti coloro che lottano per far valere il lavoro come un mezzo dignitoso e responsabile per vivere una vita serena; il lavoro deve essere un diritto di tutti e non una fonte di morte e sofferenza.” Oggi sono 6 gli indagati per la morte di suo marito e di Sergiu Todita e per le lesioni a Simone Vivian e David Di Natale

Il nostro diritto alla rabbia

Con la caduta del passato governo abbiamo evitato il baratro, ma l’odio della destra va ancora combattuto. La sinistra riuscirà a farlo solo se si farà carico della rabbia di chi è stato abbandonato ai margini, giovani compresi. Anzi meglio: “La sinistra deve amarla quella rabbia, farne la forza delle sue idee. Deve dire che è giusto non poterne più in un paese ad ascensore sociale fermo.” Un post di Luca Stanzione

America first

E’ dalla California, terra di Silicon Valley e tecnologia spinta, che arriva la legge più temuta dai giganti della gig economy. App come Uber dovranno garantire protezioni sindacali e diritti ai propri lavoratori finora considerati autonomi. Qualcosa vorrà pur dire se è proprio dagli Stati Uniti, avanguardia del settore, che arriva questa virata normativa. E chissà che in Europa – e in Italia – non si capti il messaggio prima che sia davvero troppo tardi.

Una Campania nel solco giallo-rosso?

In Campania più precari non si può. Anche in virtù dei 471 navigator vincitori di concorso rigettati dalle stesse Istituzioni. Si, certo, alcune do queste soffrono di eccessivo personalismo: è accaduto al Viminale, c’è chi ancora sta cercando di porvi rimedio; accade al vertice della Regione. Secondo Rita Labruna è tempo di una nuova stagione. E le istanze che arrivano dall’Irpinia riguardano molte altre località dell’Appennino